STORIA DI UN GRANDE AMORE

officina.jpgIl nome del club deriva dal nome latino iuventus (gioventù) e fu scelto dai fondatori della società, che erano proprio giovani studenti liceali torinesi. Non esistono notizie che attestino con certezza la nascita della Juventus, tenuto conto che la stampa dell’epoca dedicava pochissimo spazio agli sport. L’unico scritto considerato “ufficiale” fu redatto da uno dei fondatori della società, Enrico Canfari, nel 1914.

In foto:L’officina dei fratelli Enrico ed Eugenio Canfari, prima sede

“L’anima juventina è un complesso modo di sentire, un impasto di sentimenti, di educazione, di bohemien, di allegria e di affetto, di fede alla nostra volontà di esistere e continuamente migliorare.”
Il 1° novembre 1897 nasce a Torino lo Sport Club Juventus grazie all’idea di alcuni studenti del liceo D’Azeglio, tra i quali Eugenio ed Enrico Canfari, che erano soliti ritrovarsi su una panchina (oggi custodita nella sede della società). La prima maglia era rosa, con cravatta o papillon, e nel 1903 divenne bianconera. Il primo presidente della storia bianconera fu Eugenio Canfari

La Juventus, con Enrico Canfari presidente, dopo essersi iscritta nel consiglio della FIF, partecipò per la prima volta al Campionato Federale di Prima Categoria l’11 maggio 1900, ma non superò le eliminatorie in Piazza D’Armi, perdendo 0-1 contro il Football Club Torinese. Nel frattempo conquistò, per la prima volta, la Coppa del Ministero della Pubblica Istruzione.

 

formazionenomi.jpg
La prima formazione juventina (1900)

Nel suo secondo Campionato Federale a cinque squadre, la Juventus vinse la prima eliminatoria contro la Società Ginnastica per 5-0 e giunse fino alle semifinali, battuta dal Milan. Conquistò, per la seconda volta, la Coppa del Ministero della Pubblica Istruzione e si aggiudicò il Gonfalone e la Medaglia del Municipio.

Nel 1902 la Juventus disputò la stagione con altre tre squadre torinesi ma alla fine dovette cedere il passo all’FC Torinese. Per la terza volta consecutiva, gli juventini vinsero la Coppa del Ministero.
Il presidente era a quel tempo Giacomo Parvopassu e in rosa si cominciavano a vedere i ragazzi che conquisteranno il primo scudetto juventino. Il trofeo si disputa al Velodromo Umberto I di Torino, il 24 ottobre c’è la semifinale contro l’Audace; nel primo tempo la Juve va a segno tre volte, ma la superiorità è tanto netta che gli avversari (memori anche di uno 0-6 subito otto mesi prima in campionato) decidono nell’intervallo di ritirarsi, dando così via libera agli juventini per la finale. Questa si gioca il 2 novembre successivo contro il Milan che vede i bianconeri vincitori. Agli ordini di Francesco Calì i bianconeri che scendono in campo sono:

 

formazione2.jpg

Nel 1903 la Juventus abbandonò la maglia rosa. Nel campionato nazionale di quell’anno la Juventus arrivò, per la prima volta, alla finale, perdendo però contro il Genoa.

Il 1904 è stato l’anno in cui si disputarono le prime trasferte internazionali e la Juventus viene invitata a Losanna in rappresentanza del calcio italiano, per disputare un torneo. Nel campionato italiano la Juventus arrivò nuovamente in finale contro il Genoa ma perse col risultato di 1-0, combattuto fino alla fine. Nuovi soci arrivano alla Juventus, e con questi anche nuovi soldi che rafforzano le fondamenta della società. Il campo di gioco ufficiale si spostò da Piazza D’Armi al Velodromo Umberto I, dotato finalmente di tribune.

Nel 1905 divenne presidente della società lo svizzero Alfred Dick, proprietario di una industria tessile, che rinforzò la squadra inserendo alcuni suoi dipendenti. In quella stagione giunse finalmente il primo grande successo del club: il primo titolo di Campione d’Italia dopo la partita decisiva del girone finale contro il Genoa.

campioni05.jpg

Nel 1909, con la seconda vittoria consecutiva degli juventini nella Coppa Spensley ed il terzo posto nell’eliminatoria piemontese del campionato italiano.
I successivi tre anni furono critici per la grande difficoltà della società a reclutare nuovi giocatori: nel 1911 finì ultima nella classifica del suo girone e la Juve si presentò al campionato del 1911-12 con soli dieci giocatori, finendo terz’ultima con soli 9 punti. Nel 1912-13 la società bianconera toccò il suo punto più basso come conseguenza del periodo critico iniziato qualche anno prima: nel primo anno in cui vennero introdotti campionati regionali, in quanto l’attuale Serie B esiste solo dal 1930!!!), la Juventus si classificò ultima nel girone Ligure-Piemontese. A poche ore da una drammatica assemblea che avrebbe potuto decretare lo scioglimento della società, l’ing. Malvano riuscì a far ripescare la Juventus nel Girone Lombardo, adducendo l’irregolarità di un numero dispari di squadre iscritte allo stesso.

LA RICOSTRUZIONE DELLA SOCIETÀ CON “BINO” HESS

Con la presidenza di Giovanni “Bino” Hess, ex giocatore, nel 1913, la Juve aprì un nuovo ciclo: disputò un campionato sorprendente, piazzandosi seconda e finendo quarta nella fase finale del Campionato Alta Italia.
Nel 1914 il Campionato iniziò ad ottobre, quando la Prima guerra mondiale non aveva ancora coinvolto l’Italia, ma il precipitare degli eventi costrinse la Federazione alla sua sospensione; nel 1920 la vittoria venne assegnata al Genoa, mentre la Juve terminò seconda nel gruppo semifinale. Molti componenti della Juve e di altri club non tornarono mai più dalla Grande Guerra, tra cui Enrico Canfari e Giovanni Hess. Allo scopo di mantenere saldi i contatti con i propri associati, il 10 giugno 1915, venne pubblicato per la prima volta il giornale ufficiale della società, Hurrà Juventus. Il 26 dicembre di quell’anno, sulla neo-nata rivista, verrà pubblicata la memoria autografa di Enrico Canfari, caduto al fronte il precedente 23 ottobre. Questo testo rappresenta tutt’oggi, nella storia bianconera, l’unica testimonianza scritta delle sue origini.

Nel 1909, con la seconda vittoria consecutiva degli juventini nella Coppa Spensley ed il terzo posto nell’eliminatoria piemontese del campionato italiano.
I successivi tre anni furono critici per la grande difficoltà della società a reclutare nuovi giocatori: nel 1911 finì ultima nella classifica del suo girone e la Juve si presentò al campionato del 1911-12 con soli dieci giocatori, finendo terz’ultima con soli 9 punti. Nel 1912-13 la società bianconera toccò il suo punto più basso come conseguenza del periodo critico iniziato qualche anno prima: nel primo anno in cui vennero introdotti campionati regionali, in quanto l’attuale Serie B esiste solo dal 1930!!!), la Juventus si classificò ultima nel girone Ligure-Piemontese. A poche ore da una drammatica assemblea che avrebbe potuto decretare lo scioglimento della società, l’ing. Malvano riuscì a far ripescare la Juventus nel Girone Lombardo, adducendo l’irregolarità di un numero dispari di squadre iscritte allo stesso.

IL SODALIZIO DELLA JUVENTUS CON LA FAMIGLIA AGNELLI

Finita la Grande Guerra, il calcio ripartì in Italia con la stagione 1919-20. Al Campionato dell’Alta Italia si iscrissero 67 squadre, perciò il torneo venne diviso in gironi e campionati interregionali. La Juventus, campione della Regione Piemonte, concluse quel campionato al secondo posto nel girone finale.
Con il poeta e letterato Corrado Corradini (autore, dell’Inno Ufficiale della Società utilizzato fino agli anni sessanta) eletto nuovo presidente del club, nella stagione 1921-22 i bianconeri si iscrissero al Campionato della Confederazione Calcistica Italiana distaccatasi dalla F.I.G.C. stadiomarsiglia.jpgLa scissione fu il risultato delle proteste delle squadre più rinomate che mal digerivano l’eccessivo affollamento dei tornei. La Juve chiuse la stagione al sesto posto nel girone A.
Il numero dei tifosi juventini, nel frattempo, crebbe: il 19 ottobre 1922, con Gino Olivetti a capo della Juventus, venne inaugurato lo Stadio di Corso Marsiglia(in foto), con 15.000 posti: fu il primo stadio d’Italia costruito in cemento armato.

formazione2526.jpg

La Juventus vincitrice del 2° scudetto nella stagione 1925-26

Il 24 luglio 1923, la famiglia Agnelli entrò a far parte della Juventus con Edoardo, figlio del fondatore della FIAT, eletto nuovo presidente. È l’inizio del famoso sodalizio tra Juventus e FIAT, ed è la nascita del cosiddetto Stile Juve: “eleganza, professionalità e mentalità vincente”.

In quell’anno la squadra si classificò quinta nel Campionato Nazionale: fu l’anno del debutto di Giampiero Combi, uno dei più grandi portieri di tutti i tempi.triodifesa.jpg
Nel 1926, la Vecchia Signora, rafforzata ulteriormente con il giocatore ungherese Jószef Viola, vinse il suo secondo scudetto, ventuno anni dopo il primo successo.
Dopo le Olimpiadi di Amsterdam, approdò al club torinese Umberto Caligaris, che, con Combi e Rosetta,(in foto) formò il famoso trio difensivo della Juventus e della Nazionale di calcio italiana negli anni Trenta, una delle più forti difese di tutti i tempi.
L’anno 1929 registrò l’istituzione del Campionato a Girone Unico, ovvero la nascita della Serie A a 18 squadre e la Juventus chiuse il campionato al terzo posto.

IL SODALIZIO CON GLI AGNELLI E IL QUINQUENNIO D’ORO

quinquenniodoro.jpg

Nella stagione 1930-31, con 79 reti e 55 punti, la Juve vinse lo scudetto con quattro punti difesta3031.jpg vantaggio sulla Roma. Il 1931 è stato anche l’anno della cosiddetta “zona Cesarini”. Nel 1931-32, con 97 reti ed un eccezionale girone di ritorno la Vecchia Signora staccò, sempre di quattro lunghezze, il Bologna, stabilendo il record di 10 vittorie consecutive (in foto i festeggiamenti). Nella stagione 1932-33, con 94 reti, nonostante le sconfitte contro l’Ambrosiana e il Napoli vinse lo scudetto con otto punti di vantaggio rispetto all’Ambrosiana-Inter. L’incontro chiave, il 18 dicembre 1932 contro tale squadra, a Torino, si giocò di fronte a 14 mila spettatori e con un incasso di 140 mila lire. Nello stesso anno la Juventus fa il suo ingresso allo stadiopozzo.jpgStadio Comunale (foto a sinistra), nel quale verranno scritte pagine indimenticabili della storia bianconera. Nella stagione 1933-34, con 98 reti e 54 punti la Juventus, rafforzata dall’arrivo di Depetrini, batté nuovamente l’Ambrosiana. Nello stesso anno, la Nazionale partecipò ai Mondiali di calcio in Italia, vincendo il trofeo con 9 giocatori juventini tra i convocati (venne, infatti, soprannominata “Nazio-Juve”).
I bianconeri, infine, conclusero il “Quinquennio d’Oro” nella stagione 1934-35, il primo campionato a 16 squadre in cui la Juve vinse all’ultima giornata il suo quinto scudetto di fila, a due punti dalla solita Ambrosiana. Le vittorie in Italia consentirono alla Juventus di avvicinarsi alle prime esperienze in campo internazionale, partecipando alla Coppa dell’Europa Centrale ( Mitropa Cup), approdando in quattro occasioni consecutive alle semifinali del torneo.

edoardoagnelli.jpgIl 14 luglio 1935, in un incidente aereo davanti al porto di Genova, perde la vita il presidente bianconero Edoardo Agnelli (foto): bisognerà aspettare ben 12 anni prima di rivedere un membro della famiglia Agnelli alla guida della Juventus. Questo avvenimento, con la partenza di alcuni altri campioni come Cesarini e Ferrari, influì negativamente sul rendimento della squadra, che chiuse il campionato al 5° posto il campionato 1935-36.

Archiviato il “Quinquennio d’Oro” (la prima età d’oro della società bianconera) ci si avvia ad un periodo meno ricco di vittorie, che si concluderà con il secondo conflitto mondiale e con la conseguente sospensione del campionato nel 1944 e nel 1945. In questo periodo non si registrano vittorie in campionato, ma solo un secondo posto nella stagione 1937-38 e due vittorie in Coppa Italia: nel 1938 e nel 1942, rispettivamente contro il Torino e il Milan.
Dodici anni dopo la fine del “Quinquennio”, dopo la sospensione del campionato nel 1944 e nel 1945, ritornò un membro della famiglia Agnelli alla guida della Juve: nel 1947 diventò presidente Gianni Agnelli (uno degli figli di Edoardo).

LA SQUADRA DELLA PRIMA STELLA, IL TRIO MAGICO E LA PRIMA DOPPIETTA

bonimba.jpgAll’indomani della Seconda Guerra Mondiale, la società passò diverse stagioni nelle prime posizioni della Serie A. Nel 1947, Gianni Agnelli (L’Avvocato, presidente della FIAT) diventò presidente della Juventus Football Club .
La Signora, trasformata in società per azioni in quell’anno, vinse lo scudetto al termine della stagione 1949-50 grazie al supporto di nuovi campioni, come Carlo Parola, Ermes Muccinelli, i danesi Karl, a 15 anni dall’ultimo successo, con 100 reti in campionato e 62 punti, Aage Præst e John Hansen, ed in particolar modo a Giampiero Boniperti (foto), bandiera bianconera che smise di giocare alla fine della stagione 1960-61, dopo 444 presenze nella Serie A e 182 reti che ne fanno ancora oggi il fedelissimo e attuale secondo miglior cannoniere della storia della società dopo Alessandro Del Piero.

festa40.jpg
La Juventus Campione d’Italia 1949-50. Festeggiamenti dei giocatori e tifosi per l’8° scudetto dopo la vittoria 4-0 fuori casa contro la Sampdoria, il 28 maggio 1950

Nella stagione successiva, 1950-51, la Juve arrivò terza in Serie A.

Nel 1951-52 vinse ancora lo scudetto, grazie ad un grande trio d’attacco formato da Muccinelli, Boniperti e Hansen. Quel nono scudetto consentì ai bianconeri di raggiungere il Genoa, che aveva da sempre dominato la classifica per numero di tornei vinti.

Nel 1952-53 la squadra giunse seconda, dopo la storica vittoria per 8-0 sulla Fiorentina.

Nel 1955 Gianni Agnelli lasciò, per impegni di lavoro, la presidenza che, due anni più tardi,sivoricb.jpg passò a suo fratello minore Umberto (Il Dottore, che a 22 anni divenne il più giovane presidente della storia della società bianconera).
Con lui si aprì un nuovo trionfale ciclo di vittorie, con la società bianconera vincitrice dello scudetto nella stagione 1957-58 grazie anche a nuovi campioni come il gallese John Charles, l’argentino di origini italiane Omar Sivori (premiato con il Pallone d’Oro nel 1961), e a vecchi campioni come Boniperti.
I tre saranno ricordati come Il Trio Magico (foto a sinistra), uno degli attacchi più forti di tutti i tempi: 235 reti nel competizioni ufficiali (95 di Charles, 113 di Sivori e 27 di Boniperti), di cui 201 in Serie A).

stella.jpgPer la prima volta, una società italiana di calcio conquistò la Stella d’Oro al Merito Sportivo, attribuitagli dalla FIGC per avere vinto dieci titoli nazionali (foto a destra).
Nella stagione 1958-59 la Juve finì terza in campionato, ma vinse la Coppa Italia battendo in finale l’Inter per 4-1.
Nel 1960 conquistò un altro scudetto e un’altra Coppa Italia : fu la prima “doppietta” della storia bianconera.

La Vecchia Signora conquistò ancora uno scudetto nel 1960-61 (con il record di Sivori, che segnò ben 6 reti nella storica vittoria per 9-1 contro l’Inter, in cui i nerazzurri schierarono per protesta la formazione Primavera), ricevendo per prima volta la Coppa campioni d’Italia.
Nella sua terza partecipazione europea, i bianconeri arrivarono ai quarti di finale della Coppa dei Campioni del 1962 contro il Real Madrid di Alfredo Di Stéfano e Ferenc Puskás: vittoria madridista per 1-0 a Torino e vittoria della Juve per 1-0, con rete di Sivori, a Madrid. Lo spareggio venne giocato a Parigi e il Real vinse per 3-1.

Ma i successi in casa bianconera non si limitarono agli scudetti. Nel 1962-63 i bianconeri vinsero la Coppa delle Alpi, suo primo successo internazionale, con quattro vittorie in altrettante partite (in finale batté l’Atalanta 3-2) e, nel 1964-65, la Coppa Italia battendo l’Inter in finale (1-0); tuttavia in quella stagione la Juventus perse la Coppa delle Fiere (antenata della Coppa UEFA) contro il Ferencvárosi TC.

festa50.jpgNella stagione 1966-67, i bianconeri conquistarono il loro tredicesimo scudetto, giunto all’ultima giornata, ai danni dell’Inter. Alla vigilia dell’ultimo incontro l’Inter precedeva la Juventus di un solo punto. I nerazzurri persero per 1-0 a Mantova, mentre i bianconeri batterono in casa la Lazio per 2-0. Nella foto, i festeggiamenti.

Nella Coppa dei Campioni della stagione successiva, la Juve, rafforzata con il tedesco Helmut Haller, arrivò ai semifinali del torneo, ma perse contro il Benfica di Eusebio .
Nella stagione 1969-70 debuttò in prima squadra il giovane Giuseppe Furino, che giocò fino al 1983-84, vincendo otto scudetti con la Juventus e risultando, ancora oggi, il calciatore italiano che ha vinto più tricolori.

IL CICLO LEGGENDARIO (1972-1986): LA SECONDA STELLA E LA PRIMA RIVOLUZIONE EUROPEA

Il 13 luglio 1971 Giampiero Boniperti, dopo il lungo periodo nelle vesti di giocatore, diventò presidente del club. Con Boniperti si aprì un lungo ciclo trionfale che coincise, come negli Anni Trenta, con i grandi successi della Nazionale di Enzo Bearzot. In quindici anni la società vinse nove scudetti, due Coppe Italia e tutte le coppe internazionali, europee e intercontinentali.

Il grande Blocco Juve di Boniperti (1972-1980)

La Juventus si classificò quarta nel campionato nazionale della stagione 1970-71. Il 26 maggio di quell’anno morì a soli 36 anni, per un male incurabile, Armando Picchi, allenatore dei bianconeri da appena un anno.

Nella stagione 1971-72 la Juventus, con l’arrivo di Dino Zoff, di Fabio Capello, del giovane torinese Roberto Bettega , di Franco Causio, detto Il Barone e del libero Gaetano Scirea, vinse lo scudetto con un punto di vantaggio sul Milan.

Al termine della stagione 1972-73 è ancora scudetto, con un finale da brivido. La Juventus, infatti, prima dell’ultima giornata si trovava al secondo posto, insieme alla Lazio, con un punto di svantaggio rispetto al Milan. Nell’ultima partita la Juventus vinse fuori casa contro la Roma per 2-1 (rete a 3 minuti dalla fine di Cuccureddu), mentre Milan e Lazio vennero sconfitte, ribaltando così la situazione in classifica.
Nella stessa stagione i bianconeri raggiunsero per la prima volta nella loro storia la finale di Coppa dei Campioni, ma persero a Belgrado contro l’Ajax per 1-0.
festa15scud.jpg
In Foto
Festeggiamenti per il 15° scudetto allo Stadio Olimpico di Roma il 20 maggio
1973 dopo la vittoria della Juventus 2-1 contro la Roma

Il 28 novembre di quell’anno, la Juventus (che prese il posto del rinunciatario Ajax) perse a Roma anche la Coppa Intercontinentale contro l’Independiente: 0-1 contro i “diavoli rossi”.
Nel 1974, dopo il Mondiale in Germania, iniziò un nuovo ciclo di grandi risultati per la Nazionale guidata da Enzo Bearzot: quattro anni dopo, in Argentina, l’Italia arrivò quarta, avendo nelle file molti giocatori bianconeri: Pietro Anastasi, Romeo Benetti, Antonello Cuccureddu, Roberto Boninsegna. In seguito, ai campionati mondiali in Spagna, fu costituito il cosiddetto “Blocco Juve”, che contribuì fortemente alla vittoria del trofeo.

Allenata dall’ex-campione bianconero Carlo Parola, nella stagione 1973-74 la Juve si classificò seconda in Serie A.
Nella stagione 1974-75 il club vinse lo scudetto e arrivò fino alle semifinali della Coppa UEFA.

Nel 1975-76, invece, non fu sufficiente un girone di andata da record (26 punti su 30 ottenuti), poiché lo scudetto finì nelle mani del Torino. In quell’anno furono ingaggiati altri campioni come Marco Tardelli, Antonio Cabrini, Liam Brady e Roberto Boninsegna.

Nel 1976-77 fu chiamato sulla panchina bianconera Giovanni Trapattoni, il Trap, che inaugurò un vero e proprio ciclo di vittorie. La Juventus vinse, senza giocatori stranieri, lo scudetto con un finale entusiasmante: su 60 punti disponibili la Juventus si laureò campione totalizzandone 51, a nulla servono i 50 raccolti dal Torino. Inoltre il 18 maggio conquistò la Coppa UEFA (primo trofeo europeo per i bianconeri), vinta in finale contro l’Athletic Club.
Gli anni settanta si chiusero con altri due successi: l’ennesimo scudetto nel 1977-78.
grandeslam.jpg
In Foto
La vittoria del Grande Slam (1981-1986)
La Juventus campione d’Italia 1983/84. In piedi: Brio, Tacconi, Platini, Gentile, Penzo, Scirea. Accosciati: Cabrini, Bonini, Boniek, Tardelli, Rossi

Il nuovo decennio, sempre con Trapattoni in panchina, si aprì all’insegna di altri successi.
Nel campionato 1980-81 venne conquistato nuovamente lo scudetto e l’anno successivo la Juventus fece il bis, arrivando a quota 20. La società ottenne così la seconda Stella d’Oro al Merito Sportivo.

In quegli anni giunse alla corte della Juventus il giovane Paolo Rossi ,il Pablito capocannoniere del Mundial spagnolo con 6 reti e Pallone d’Oro 1982.(foto)
pablito.jpgIl trionfo della Nazionale nel campionato del mondo in Spagna fu anche il trionfo della Juventus. Della squadra che si laureò Campione del Mondo l’11 luglio 1982 a Madrid ben sei giocatori su undici titolari erano della Madama. Oltre a ciò in quei mondiali si distinsero altri due giocatori che proprio quell’estate erano arrivati alla corte della Juventus, ovvero il polacco Zbigniew Boniek ed il francese Michel Platini, che avevano portato le loro nazionali rispettivamente al terzo e quarto posto di quello mondiale e che sarebbero stati tra i principali protagonisti della Juventus negli anni successivi.

Con queste premesse i trionfi della Juventus si allungarono sempre più: nella stagione 1982-83 ottenne un sofferto successo in Coppa Italia battendo in finale l’Hellas Verona, ma perse ancora una volta l’epilogo della Coppa dei Campioni, dopo un trionfale cammino: ad Atene ad avere la meglio fu l’Amburgo, con un beffardo gol segnato nei minuti iniziali dascirea.jpg Felix Magath, come contro l’Ajax 10 anni prima.
In Foto
Gaetano Scirea, capitano della Juventus FC nella stagione 1983-84

Quella finale costituì l’ultima esibizione in campo con i colori della Juventus di due giocatori che hanno fatto storia nel club: il portiere Dino Zoff e l’attaccante Roberto Bettega.

Nella stagione 1983-84 la Juve dominò in Italia e in Europa, conquistando da una parte lo scudetto e dall’altra la Coppa delle Coppe, battendo in finale il 16 maggio 1984 a Basilea il Porto per 2-1.

Il 16 gennaio 1985 i bianconeri vinsero la Supercoppa Europea a Torino, battendo in una grande partita il Liverpool per 2-0 con doppietta di Zibì Boniek (soprannominato da Giovanni Agnelli “il bello di notte”, proprio perché si esprimeva al meglio nelle partite in notturna di coppa).

L’anno successivo la Juventus approdò alla sua terza finale di Coppa dei Campioni contro lo stesso Liverpool, detentore del trofeo. Si giocò a Bruxelles, il 29 maggio 1985, nello stadio “Heysel”. Circa un’ora prima dell’inizio della partita improvvisamente un gruppo di sostenitori del Liverpool scavalcò la rete che divideva il loro settore da quello limitrofo per aggredire un gruppo di tifosi della Juventus, sembra per reagire a qualche provocazione verbale. Questo suscitò il panico degli altri sostenitori juventini che occupavano il settore Z dello stadio e che cominciarono ad arretrare. La calca che ne seguì fu drammatica e, complice anche il crollo del muro che delimitava il settore, ben 39 persone persero la vita, 32 dei quali italiani. Molti tifosi vennero soccorsi sul campo, mentre altri corpi senza vita vennero sistemati a bordo campo. Le due squadre erano negli spogliatoi senza sapere cosa fosse esattamente successo e se la partita si potesse disputare o meno. Alla fine l’UEFA e le autorità locale imposero di giocare. In un’atmosfera resa surreale dalla tragedia, la Juventus vinse per 1-0 con rete di Platini, ma quella sera ogni episodio legato al calcio giocato passò in secondo piano di fronte a quello che è ancora ricordato come uno degli episodi più neri della storia del calcio: la Strage dell’Heysel. In quell’anno la Juve concluse il campionato al sesto posto.

leroi.jpgI bianconeri conquistarono un altro scudetto nella stagione 1985-86 e la prima Coppa Intercontinentale, l’8 dicembre 1985, battendo a Tōkyō l’Argentinos Juniors per 6-4 dopo i calci di rigore, (con un gol, in posizione regolare, annullato a Platini) in una partita indimenticabile. La Juventus è ormai considerata una potenza calcistica europea.

Per la prima volta nella storia del calcio europeo una società aveva conquistato le tre più grandi competizioni europee (Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe e Coppa UEFA) e, con la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale nella bacheca societaria, tutte le coppe a livello mondiale. Pertanto la Juventus, avendo ottenuto questo tris di coppe in Europa (Grande Slam), ricevette la Targa UEFA nel 1987.
Al termine del campionato 1985-86 si chiuse il famoso “decennio Trapattoni”, una della ere più vincenti di tutti i tempi a livello di clubs.

leroipallone.jpg Il 17 maggio 1987 Le Roi Michel Platini, che in cinque stagioni con la Vecchia Signora aveva vinto due campionati nazionali, due coppe europee (una Coppa delle Coppe e una Coppa dei Campioni), una Supercoppa Europea e una Coppa Intercontinentale, tre titoli consecutivi di capocannoniere della Serie A e tre edizioni consecutive del Pallone d’Oro (dal 1983 al 1985), si ritirò dal calcio giocato, lasciando un vuoto in tutti i tifosi bianconeri.

Il rinnovamento nel periodo
1986-1990 con Marchesi e Zoff
Tra il 1987 e il 1990, la Vecchia Signora conosce quattro anni difficili.
La Juve chiuse la stagione 1986-87 al secondo posto dietro al Napoli di Diego Armando Maradona.La Stagione 1987-88 fu molto irregolare, la Juve finita sesta in classifica con 31 punti poté accedere alla Coppa Uefa dopo lo spareggio contro il Torino (0-0 dopo tempo supplementari, 4-2 ai calci di rigore).
Il 3 settembre 1989 perì in un incidente stradale a Skiernewice, in Polonia, Gaetano Scirea, per anni libero, capitano e simbolo della squadra, recordman di presenze in maglia bianconera, diventato poi osservatore per la società. La squadra bianconera finì il campionato di quell’anno al 4° posto, così come nella stagione successiva.

I PRIMI ANNI NOVANTA

Dopo quattro anni senza trofei nel 1990, anno dell’inaugurazione dello Stadio delle Alpi, la Juventus allenata da Dino Zoff conquista la Coppa Italia per l’ottava volta e la Coppa UEFA, dopo un’emozionante doppia finale tutta italiana contro una delle più acerrime squadre rivali dei bianconeri, la Fiorentina.

Nella stagione 1990-91 Zoff lasciò il posto all’emergente allenatore Gigi Maifredi, il quale, nonostante l’arrivo di nuovi campioni del calibro di Roberto Baggio e Jürgen Kohler non riuscì neanche a portare la squadra oltre il settimo posto in campionato: dopo ventotto anni, la Juve non si qualificò per nessuna competizione europea

Nella stagione 1991-92 Trapattoni tornò ad allenare la Juve. La Juve si piazzò seconda in campionato.

Nella stagione 1992-93 la squadra venne rafforzata con Andreas Möller e Gianluca Vialli, nuovo idolo della tifoseria e vinse per la terza volta la Coppa UEFA. In campionato, invece, si classificò al quarto posto.

GLI ANNI DELLA TRIADE

francobollo.jpgCon l’avvento della Triade composta dal direttore generale Luciano Moggi, dall’amministratore delegato Antonio Giraudo e dal vicepresidente, ed ex giocatore juventino, Roberto Bettega alla guida della dirigenza juventina dal 1994 fino al 2006, la Juve diede una scossa all’ambiente. Il primo passo della società per ritornare ai massimi livelli fu la scelta dell’allenatore, Marcello Lippi, che sedette sulla panchina bianconera a partire dalla stagione 1994-95.
Grazie a giocatori del calibro di Alessandro Del Piero, Gianluca Pessotto, Fabrizio Ravanelli, Angelo Peruzzi, Didier Deschamps, Ciro Ferrara e Paulo Sousa inizia un nuovo ciclo.

Lippi riesce a conquistare lo scudetto già nella stagione di esordio, nel campionato 1994-1995. La stagione del ventitreesimo titolo bianconero, il primo dopo nove anni, è caratterizzata anche dalla nona affermazione in Coppa Italia.

Nella stagione 1995-1996 la Juventus torna sulla vetta calcistica continentale dopo undici anni, trionfando nella Champions League il 22 maggio 1996 a undici anni di distanza dalla triste vittoria dell’Heysel. La Juventus affrontò nella finale di Roma l’Ajax, battendolo 5-3 ai calci di rigore dopo che i tempi supplementari si erano conclusi sul 1-1, in una partita palpitante e ricca di emozioni: Jari Litmanen rispose sul finire del primo tempo regolamentare al gol del bianconero Ravanelli e, nella lotteria dei rigori, dopo le parate di Angelo Peruzzi fu decisivo il rigore messo a segno da Vladimir Jugović.
In campionato si piazzano secondi. Pochi mesi più tardi, il 26 novembre a Tokyo, i bianconeri conquistano anche la Coppa Intercontinentale contro il River Plate, grazie ad un gol di Del Piero.

Nel 1997 la Juventus celebrò il 100° anniversario della sua fondazione con una manifestazione denominata Juvecentus. Dopo una campagna acquisti faraonica che vide arrivare campioni del calibro di Zinédine Zidane, Christian Vieri e Alen Boksic .
La stagione 1996-97 fu inaugurata con una nuova vittoria, nella doppia finale di Supercoppa Europea contro i vincitori della Coppa delle Coppe del Paris Saint-Germain.
Si trattò di una sfida a dir poco storica, vista la roboante vittoria per 6-1 al “Parco dei Principi” di Parigi all’andata, e il 3-1 inflitto dai bianconeri a Palermo al ritorno. Ancora più esaltante fu la conquista della seconda Coppa Intercontinentale a Tokyo, il 26 novembre 1996, grazie ad un grande gol di Alessandro Del Piero, diventato nel frattempo bandiera bianconera, all’81′ contro i campioni sudamericani del River Plate. Tutte queste vittorie vennero dedicate ad un giovane campione juventino prematuramente scomparso, Andrea Fortunato, terzino sinistro morto per una grave forma di leucemia il 25 aprile 1995.

ANDREA FORTUNATO

fortunato.jpgNel maggio del 1994, in un giorno che era destinato all’annuncio ufficiale del nuovo tecnico Lippi, da Piazza Crimea usci un comunicato a dir poco agghiacciante “Andrea Fortunato è da ieri ricoverato in isolamento presso l’Ospedale Molinette di Torino. E’ affetto da leucemia linfoplastica acuta. Si offrì la sorella Paola, poi il padre , Peppino, il 30 agosto e questa volta il trapianto riuscì, la compatibilità aveva apparentemente sconfitto la malattia. Purtroppo, le pesanti terapie avevano minato il sistema immunitario di Andrea. Cosi una polmonite gli risultava fatale e lo conduceva alla morte, il 25 aprile 1995, Andrea muore. Solo pochi giorni prima aveva detto: “NON IMMAGINAVO QUANTO PUO’ ESSERE MERAVIGLIOSA UNA SEMPLICE PASSEGGIATA”. Sicuramente ora corre in cielo.. La Juventus, la sua Juventus era lanciata verso lo scudetto, lo sconforto prendeva tutti. Su una stagione sportivamente trionfale per la Juventus e per i suoi tifosi scendeva questa cappa di dolore.
Sempre con Lippi in panchina, ma con nuovi campioni come Edgar Davids e Paolo Montero, i bianconeri conquistano lo scudetto della stagione 1997-1998.
Nelle medesime stagioni, la squadra raggiunge per due volte la finale di Champions League, perdendole rispettivamente contro il Borussia Dortmund ed il Real Madrid.

La stagione 1998-99 è segnata dal grave infortunio patito da Alessandro Del Piero nella partita contro l’Udinese, ad Udine, in un momento in cui la Juventus era sola in testa alla classifica, e dall’addio di Lippi, che abbandona dopo la brutta sconfitta interna con il Parma. Prende il suo posto Carlo Ancelotti, ma non riesce a portare la squadra oltre il settimo posto in campionato e arrivando a una sfortunata semifinale con il Manchester United in Champions League.

Nella stagione 1999-2000 la Juventus di Ancelotti vince una nuova competizione internazionale : la Coppa Intertoto e proprio da qui, dopo una campagna acquisti in sordina, riparte la squadra bianconera, snobbata dai pronostici e descritta ormai come alla fine di un ciclo. Nella stessa stagione perde uno scudetto che sembrava già vinto, venendo superata all’ultima giornata dalla Lazio, dopo la sconfitta a Perugia (su un campo allagato da un violento nubifragio ma nonostante questo l’arbitro Collina volle farla disputare ad ogni costo).

zizou.jpgNella stagione 2000-01 arriva seconda dietro la Roma, dopo aver tentato il sorpasso nello scontro diretto di Torino finito 2-2, dopo la rimonta dei giallorossi.

Lippi torna alla guida dei bianconeri nel campionato 2001-02 e può contare su una squadra rafforzata dagli innesti di campioni del calibro di Gianluigi Buffon, Lilian Thuram e Pavel Nedvěd. Il 2001-02 fu una stagione di grossi cambiamenti in casa juventina. Ci fu anche un importante addio: quello del fantasista francese Zidane, che fu ceduto al Real Madrid per l’esorbitante cifra di 70 milioni di euro.
Il tecnico toscano conduce la formazione torinese alla conquista di un altro scudetto e della Supercoppa Italiana. Il 20 dicembre 2001 la Juventus entrò in Borsa.

Nella stagione 2002-03, dopo la vittoria della terza Supercoppa Italiana contro il Parma i bianconeri si aggiudicarono il 27° scudetto con due giornate d’anticipo e raggiunsero la settima finale di Champions League della storia juventina eliminando avversari blasonati come il Barcellona nei quarti di finale e, soprattutto, i galácticos del Real Madrid in semifinale. La gara di ritorno allo Stadio delle Alpi contro le merengues, vinta per 3-1, è ricordata come una delle più grandi partite della storia bianconera.
nedved.jpg Nella finale contro il Milan, giocata a Manchester il 28 maggio, la Juventus, senza Nedvěd (squalificato), cedette ai calci di rigore per 2-3 dopo che la partita si era conclusa a reti bianche.

La stagione 2003-04 è avara di soddisfazioni. Si vocifera da tempo del probabile passaggio di Marcello Lippi sulla panchina della Nazionale. Dopo una partenza lanciata con la vittoria della Supercoppa Italiana ai rigori contro il Milan, i bianconeri falliscono uno dietro l’altro tutti gli obiettivi stagionali, anche per via di molti infortuni. In campionato la squadra si piazza terza e non è coinvolta nella lotta per il titolo. E’ l’annata del Pallone d’oro conferito al fuoriclasse ceco Pavel Nedvěd.

I TRIONFI DI CAPELLO

Nell’estate 2004 avvenne un nuovo cambiamento: la squadra venne affidata, a sorpresa, a Fabio Capello. Fu un arrivo tra le polemiche. Arrivarono anche nuovi giocatori come Emerson , Fabio Cannavaro e lo svedese Zlatan Ibrahimović .Dopo un lungo testa a testa con il Milan nel campionato 2004-05, nello scontro diretto per lo scudetto l’8 maggio 2005, le Zebre batterono 1-0 il Milan a San Siro. Il 21 maggio 2005, grazie al pareggio nell’anticipo del Milan, la squadra si laureò campione d’Italia. La Juve venne però eliminata nei quarti di finale della Champions League ad opera del Liverpool.
La Signora nel 2005/06 sconfisse il Werder Brema in extremis per 2-1, nel ritorno degli ottavi di finale di Champions League, eliminandolo dopo il 2-3 delle Weser Stadion di Brema, ma fu eliminato nei quarti di finale dagli inglesi dell’Arsenal.
Vincendo 2-0 sul campo neutro di Bari contro la Reggina il 14 maggio la Juve conquistò lo scudetto per la seconda volta consecutiva, con 91 punti e tre di vantaggio rispetto al Milan. Per tutta l’”era Capello” (76 giornate), la Juve fu sempre capolista della Serie A.

LA SERIE B ED IL RITORNO IN A

Partita con una penalizzazione di 17 punti, ridotta poi a 9, e dopo aver a lungo condotto la classifica della serie cadetta, il 19 maggio 2007 la Juventus, sotto la guida tecnica dell’ex calciatore bianconero Didier Deschamps, nella partita vinta allo stadio Comunale di Arezzo contro l’omonima squadra per 5-1, allenata tra l’altro dall’ex capitano juventino Antonio Conte, raggiunge la matematica promozione in Serie A con tre giornate di anticipo rispetto alla fine del campionato.